Comunicato stampa n. 10

Fatti, non chiacchere

Recentemente è stato pubblicato e presentato in Italia il report sui costi di applicazione della legge 194/1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Per valutare la portata della spesa abortiva sulla finanza pubblica è stata effettuata una elaborazione al fine di calcolare a quanto ammonterebbe oggi un fondo destinato ad impieghi produttivi nel quale, nel corso dei quarant’anni considerati, fosse stata accumulata ogni anno una cifra corrispondente alle spese sostenute e reinvestita. Ebbene, ad oggi lo Stato Italiano avrebbe potuto trarre una capitalizzazione di quel denaro pari a 11 miliardi e 209 milioni di euro, che avrebbero potuto essere investiti per l’innovazione in sanità, per offrire cure e servizi ai malati e ai disabili e perché no, anche per avere più terapie intensive che avrebbero permesso anche di salvare più pazienti affetti da Covid-19.

Invece quel capitale è stato usato per sopprimere più di 6 milioni di bambini! (cfr. i costi di applicazione della legge 194/1978 a cura di B. Rocchi e St. Martinolli, 2021).
I numeri di un olocausto, ma per qualcuno guai ad usare questa terminologia!!!

Le leggi sull’aborto nel mondo sono molto diverse e presentano un ventaglio di limitazioni più o meno estese. Se partiamo dagli USA, dove l’aborto è presente da molto più tempo e ha prodotto le maggiori lacerazioni, si nota come in tempi recenti ci sia un dietro front in vari Stati:

• Alabama, dove con la legge 15 maggio 2019 l’aborto è stato vietato ad eccezione dei casi di incesto e stupro;
• Missouri, dove il 16 maggio 2019 è stata approvata una legge che vieta l’aborto dopo le 8 settimane;
• Lousiana, dove l’aborto non è più consentito;
• Texas, dove dal maggio 2021 è stato vietato l’aborto oltre le 6 settimane di gestazione.

Certo, non tutti gli Stati USA hanno il medesimo approccio quanto alla legislazione in materia di aborto: è ad esempio il caso dello Stato di New York, dove il 22 gennaio 2019 è stato approvato dal Senato, con 38 voti favorevoli e 24 contrari, l’Rha (Reproductive Health Act). Che ha esteso le maglie della legislazione abortiva. Tornando a paesi a noi più vicini, il 2 luglio di quest’anno nel Regno Unito la Parlamentare laburista D. Johnson aveva presentato un progetto di modifica al Police, Crime, Sentencing and Courts Bill: con l’articolo 55 non solo si sarebbe potuto praticare l’aborto senza limite di tempo ma anche senza assistenza medica specifica, al fine di limitare le protezioni che le obiezioni di coscienza offrono. Fortunatamente l’intento non è andato a buon fine ed il progetto è stato ritirato.

E per concludere, secondo voi un bambino che viene abortito lo fa in punta di piedi, invitato gentilmente ad uscire dal grembo materno, o viene piuttosto smembrato tramite isterosuzione nel primo trimestre (quando già ha sembianze del tutto umane con battito cardiaco) o soppresso in utero con parto indotto successivamente a tale periodo?

Queste non sono notizie trash; questo è ciò che avviene in ogni ospedale o clinica durante una interruzione volontaria di gravidanza. E neppure i medici non obiettori sono in grado di asserire che gli aborti avvengano con procedure diverse.

Facciamo anche presente un punto di cui non si parla mai. Il feto/embrione è particolarmente sensibile al dolore, proprio perché il suo sviluppo non è completato. Ciò è confermato da una serie di studi ed evidenze in materia neuro-fisiologica.

La soglia di dolore del bimbo nei primi mesi della gravidanza è dunque molto più bassa di quanto si verifica al termine della gravidanza. Eppure nessun sedativo o anestetico viene somministrato all’embrione/feto prima della pratica abortiva. Agli abortisti evidentemente non interessa.

Nel giugno scorso il Parlamento tedesco ha approvato una legge che impedirà, a partire da gennaio 2022, l’uccisione degli embrioni di pulcini a partire dal settimo giorno di vita in quanto gli stessi sono “sensibili al dolore”.

Siamo felici che vi sia una attenzione così forte agli embrioni di animali ed alla loro sofferenza. Ci piacerebbe che la stessa attenzione ci fosse per gli esseri umani.

IL COMITATO “UNO DI NOI”